Il ritorno della bestia – Richard Laymon (Indipendent Legions, 2018)

La mercedes si mosse lentamente sulla strada superando un piccolo baracchino che sembrava una biglietteria. Sulla parete una scritta grigio sporco consumata dalle intemperie diceva CASA DELLA BESTIA a lettere massicce cremisi: sgocciolavano come se fossero state appena verniciate di sangue.

 

La Indipendent Legions è un sogno bagnato della mia adolescenza divenuto realtà. Per tutte le viscere, una casa editrice italiana specializzata in horror moderno, con edizioni inedite di scrittori fondamentali come David J. Schow, Richard Laymon, Jack Ketchum e Clive Barker tra gli altri. Negli anni 90 sarebbe stata improponibile (ne sa qualcosa Daniele Brolli e la sua esperienza con Phoenix editore). Oggi però c’è un mercato differente, nuovi canali che permettono di arrivare a un pubblico diverso, recettivo e affamato di horror libri come non mai.
Da secoli aspettavo il seguito di The Cellar, pubblicato da Fanucci verso la metà degli anni 90, con il titolo La casa della bestia, e passato praticamente inosservato. E Il ritorno della bestia (The Beast House), tradotto dal padrino dello splatter italiano Paolo Di Orazio, non delude affatto le attese. La storia, scritta dieci anni più tardi da Laymon, riprende dall’anno successivo agli eventi infami del primo capitolo, con nuova carne che per un motivo o per l’altro si avvicina a Malcasa Point, preda di fantasmi che diventeranno zanne, unghie e grossi peni famelici come piranha. Avete letto bene, peni.

Richard Laymon ha avuto una discreta considerazione dall’editoria italiana. Nel corso degli anni 90 e i primi 2000, Fanucci ha scommesso molto su di lui, anche per via dello slogan di Stephen King: “Se vi perdete Laymon vi perdete il meglio”. Solo i più scafati sanno che, escludendo le sponsorizzazioni  a Clive Barker e Peter Straub, un lancio promozionale del Re, difficilmente può significare qualcosa di davvero imperdibile. Come disse John Saul, sempre biasimato da King, lui negli anni ottanta-novanta tendeva a spingere nomi che non erano vere minacce per il suo trono e dissuadere dall’acquisto i reali concorrenti. Quindi John Farris, per dirne un altro baciato dalle buone attenzioni e i proclama squillanti di zio Stephen, era una patacca bella e buona e pure Laymon avrebbe potuto esserlo.

Di sicuro La tomba non suscitò grande impressione nella critica. Nemmeno Il luna-park dell’orrore sembrò  a torto qualcosa di imperdibile. Sul primo infatti non so dire (ammetto di non conoscerlo) ma il secondo è uno dei più bei romanzi horror usciti negli ultimi quarant’anni e un perfetto emblema della poetica di Laymon. Senza ripescare l’amletica questione dell’essere o meno splatterpunk, lanciata a suo tempo dal grande Paul M. Sammon nel suo saggio antologico Splatterpunk – Extreme Horror (Mondadori), Laymon è stato di sicuro tra quegli autori che pur non accettando categorizzazioni ha meglio di altri capito cosa significasse davvero rompere le regole senza rompere anche tutto il resto. Lui non è stato meno audace e visionario di Barker ma rispetto all’autore inglese aveva un appeal minore.

Pensate già al nome Barker, non immaginate qualcosa di rosso che gronda? Laymon è un monicker un po’ loffio, fa venire in mente per assonanza un limoncino spremuto o qualcosa del genere. Le trame dei suoi libri poi non si basano su grandi intuizioni come per lo scrittore inglese. Non ci sono nuovi mostri come i Cenobiti e tanto meno spunti da urlo rock and roll tipo quelli di Schow e il tandem Skipp & Spector. E non siamo neanche di fronte a uno stile inarrestabile come quello di Joe R. Lansdale. Eppure una volta finito di leggere un libro di Laymon si rimane con lo stomaco scombussolato. È ciò che io chiamo l’emotività delle viscere. Non si tratta di far vomitare il lettore ma sudar lacrime alle sue budella.

I personaggi dei libri di Laymon sono quasi sempre molto fragili e medi e difficilmente non ci si immedesima in loro. Il bastardo però poi, di solito, li massacra tutti alla grande. Lo splatter arriva a tradimento e mai senza il punk. Quando il lettore pensa che devierà la narrazione o la fermerà, Richard come un Fulci letterario spinge a tavoletta fino in fondo.
Parlando de Il ritorno della bestia è davvero significativo perché oltre a essere più truce e violento del suo predecessore, risulta ancora assai conturbante e malsano (in questo sito sono complimenti). La vera rivoluzione dello Splatterpunk, come scrissi da qualche parte a proposito di La danza della luna di S.P. Somtow è che il licantropo ha l’uccello.

E anche le originali creature di Laymon che popolano questa saga sono munite di “armi anatomiche” laddove di solito i costumi di lattice erano una volta piatti. I mostri de La casa della bestia non si limitano a tagliare, strappare e mangiare ma stuprano e fecondano. Tutto questo nella classica casa infestata teatro di orrori anziani e misteri irrisolti, vergogne e peccati in stile Payton Place di Grace Metalious… ma come fosse uno snuff.
Speriamo che la Indipendent Lagions pubblichi anche il terzo capitolo della storia e che lo faccia presto, altrimenti dovremo ricorrere alle edizioni originali su ebay e per quanto ormai l’Inglese lo sappiano anche i letti a castello, un buon libro tradotto è sempre ciò che preferiamo leggere, almeno da queste parti del lato sbagliato.

Prezzo copertina flessibile: 16,17 euro – Kindle: 4,99

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