Monster Masters – Il presente e il futuro dell’horror secondo Alessandro Manzetti (Cut-up Editore)

Paolo Di Orazio, nel retro di copertina di Monster Masters, ci dice che questo volume è imprescindibile: la nuova bibbia dell’horror, nientemeno. Anche se mi ha ricordato per certi versi l’impareggiabile volume di Paul M. Sammons Splatterpunk. Extreme Horror (edito da Mondadori quando molti di voi andavano ancora alle elementari) Monster Masters – I segreti dei maestri dell’horror non ha purtroppo la stessa veemenza. Si tratta però di un libro necessario e appassionato che nel suo piccolo vuol colmare un gap vergognoso che si allunga da oltre vent’anni dal nostro paese al mercato orrorifico internazionale. Noi lettori di horror fiction in Italia siamo fermi proprio a Splatterpunk di Sammon e Book Of Dead dei gemellini Skipp & Spector. Crediamo tutti che i nuovi nomi siano ancora Ramsey Campbell, Clive Barker, Richard Laymon e Joe R. Lansdale, quando in America persino Jack Ketchum è ormai, pace all’anima sua, un caposaldo e un maestro consolidato del genere alle soglie della classicità. Laird Barron, Thomas Ligotti li conosciamo grazie alla Hypnos ma sono soltanto la punta di un iceberg enorme che noi italiani scorgiamo appena piluccare il cielo da dietro le montagne.

Se davvero desideriamo scoprire quanto di buono è uscito nei paesi anglosassoni dal 1994 a oggi, Monster Masters è una buona guida che non dovremmo lasciarci scappare. Ci sono, intervistati da Manzetti (il boss della Indipendent Legions, vincitore del Bram Stoker Awards e altri premi in lingua Inglese) alcuni dei nuovi scrittori più originali e brillanti di America e Inghilterra: per esempio Brian Keene (di cui da noi è uscito solo I vermi della terra per la collana rediviva Urania Horror) Daniel Keohane, Mary SanGiovanni e altri completamente inediti . Manzetti ce li introduce tutti e li stuzzica con domande mai banali, in cui traspare la sua innegabile preparazione sul genere, dalle origini del Gothic Romance fino alle novità più spinte e sperimentali del moderno new new horror.

Oltre alle interviste agli autori più ganzi ci sono 4 racconti inediti, tradotti da Manzetti stesso (in modo non sempre impeccabile ma tradurre Campbell non è una passeggiata per nessuno) e poi c’è una sezione conclusiva di interviste più spicciole e taglienti chiamata Dieci coltelli in cui sempre Manzettone, pone domande piuttosto scomode agli autori, spingendoli a tirar fuori le reazioni più viscerali e divertenti. Se volete davvero sapere cosa non funziona nella moderna editoria americana e quanto sia dura vivere di horror fiction oggi negli States o nel Regno Unito, queste ultime  interviste sono molto illuminanti a riguardo.

Tornando ai racconti c’è da dire che Manzetti rivela un gran gusto nella scelta dei quattro titoli pubblicati, perché sia quello di Richard Laymon Nella fossa che La voce della spiaggia di Ramsey Campbell sono ottimi esempi di consolidata maestria. I pezzi forti però che rendono davvero Monster Masters un acquisto imperdibile sono gli altri due titoli: Sei quello che mangi dell’autore inglese Graham Masterton, che avrete senz’altro incontrato nelle vecchie antologie della Newton Compton, e l’assolutamente sconosciuto da noi Radio Zombie di Gary Branbeck. Il primo è un piccolo capolavoro splatter di rara indigeribilità geniale e crudele, disturbante e a tratti insopportabile. Il secondo racconto, che parte dal solito spunto romeriano dei morti viventi è un monologo radiofonico di un dee-jay assediato in una stazione. Non fate quella faccia, vi assicuro che Gary Branbeck tocca corde profonde in noi lettori, e non parliamo delle budella, fino a lasciarci senza fiato. Siamo abituati a giudicare le storie di zombie dall’inflazione cinematografica e le sempre più spente apocalissi zombesche. Branbeck dimostra che la letteratura avrebbe ancora molto da aggiungere all’incipit di Romero, con tutto il rispetto per il suo co-genitore letterario John Russo.

Al termine del libro c’è anche una piccola lista della spesa per chi volesse approfondire con le nuove firme della narrativa horror ma anche chi desiderasse recuperare i vecchi classici inarrivabili. Manzetti sceglie 66 titoli per un diluvio, immaginando una calamità idraulica del vecchio dio e l’ingrata impresa di dover portare su una nave, assieme agli animali di tutte le specie, anche i titoli imperdibili del nostro genere preferito.

Nel piatto, se non vi bastasse, c’è pure un capitolo del libro di Rocky Wood (R.I.P. pure lui) su Stephen King dal titolo L’opera fantasma di Stephen King in cui c’è l’elenco esplicativo di tutti i titoli che King non ha mai finito o che ha solo progettato.

Per concludere solo due parole su Manzetti. Ne apprezziamo l’entusiasmo, rispettiamo la conoscenza e la competenza, sia come curatore che editore. Va messo in chiaro che quest’uomo è arrivato a vincere premi e farsi un nome in America, dove noi Italiani, in quanto scrittori di genere, quasi non esistevamo fino a che lui non ha ottenuto il Bram Stoker Awards. Un eroe è dire poco e Di Orazio ha tutta la nostra comprensione, lui che ha saggiato le pene del purgatorio editoriale italiano, di ammirarlo e difenderlo a spada tratta. In Italia uno come Manzetti è indispensabile e la sua Indipendent Legions, per come può, sta cercando di rimpinguare le dispense dei lettori nostrani a secco da troppo tempo con titoli del passato che nessuno ha mai avuto l’intelligenza e il coraggio di pubblicare prima, oltre alle firme intriganti del nuovo millennio che solo uno aggiornato e intraprendente come Alessandro può conoscere e suggerirci di approfondire.

Detto questo c’è un appunto da fargli in merito a questo volume: Monster Masters risulta essere un po’ troppo uno spot manzettiano, al punto che delle volte fatichiamo a pensare ad altro che non Manzetti. Non ci sogniamo le ancestrali visioni di Campbell sul bagnasciuga, ma Manzetti che insegue Ramsey per farsi un selfie assieme a lui sotto l’ombrellone. Diciamo che ci mette la faccia, come amano strillare gli utenti di facebook durante le campagne elettorali, ma forse ne mette un po’ troppa. Va bene che per fare il libro ha dato fondo ai suoi prestigiosi contatti e che il suo lavoro promozionale e di editore sia impagabile e meriti una certa autoreferenzialità, ma non c’è bisogno di sovraesporsi così tanto. Per dire, uno come Giuseppe Lippi noi lettori ce lo ricordavamo anche senza vederne le foto ogni dieci pagine. Bastavano i suoi articoli introduttivi alle edizioni da lui curate dei vari nomi horror  e magari la firma come traduttore dei libri di cui era anche curatore.

Noi tutti riconosciamo Manzetti come utilissimo tramite con l’inarrivabile mondo horror internazionale. Gli preghiamo la salute e la bellezza. Lo consideriamo un esempio da seguire per chi desidera affermarsi come scrittore horror nel nostro paese e non solo nel nostro paese. Lui ci autorizza a guardare anche all’estero con ottimismo. Per il suo bene però ci preoccupiamo un po’. Non vorremmo che si facesse prendere troppo la mano da questo ruolo di ambasciatore e finisse per diventare lo Zucchero Fornaciari della situazione.

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