Offspring – Progenie cannibale di Jack Ketchum (Cut-up Edizioni)

E tutto questo non apparteneva al mondo oggettivo, lui si era cacciato in qualche malato, oscuro, putrido nel cosmo dove arti umani penzolavano dal soffitto e l’odore di qualcosa di dolce e carnoso nella pentola si mescolava al tanfo di piscio e merda, dove scarafaggi grossi come una mano correvano dal pavimento sopra il corpo nudo di un neonato che dormiva su una coperta sudicia e sopra le gambe annerite di qualcosa col cazzo incatenato alla parete di fondo – Offspring, Jack Ketchum, 1989.

La cosa che rende speciale Ketchum è il fatto che i cattivi, i maniaci, i mostri di cui ci parla, sono chi non dovrebbero mai esserlo. L’orrore è dove non t’aspetti. E non te l’aspetti perché non vuoi nemmeno pensare che sia lì, cazzo. Padri, madri, figli, fratelli e sorelle, questi sono i maniaci, i bastardi, i demoni. Offspring (seconda parte della trilogia che parte da Off Season e si conclude con The Woman) mette al centro una famiglia di cannibali primitivi, ai margini della tranquilla e moderna vita di provincia americana. Ma non sono loro i mostri da temere. Steven, avvocato in fuga e assassino, padre del piccolo Luke e marito della povera Claire. Lui è il lupo. La Donna, capo dei cannibali e predatrice naturale, lo riconosce subito, guardandolo negli occhi, come suo simile. E sbaglia. Perché lui in realtà è peggio. Un uomo che non esita a consegnare sua moglie ai carnefici per salvarsi la pelle e che spera, senza troppo tormentarsi, che il figlio ne esca vivo perché “è un palo nel culo, ma non così malaccio”, uno così come lo definireste? Come lo difendereste?

Esistono persone tanto malsane. Lupi vestiti da agnelli, diavoli che per nascondersi e fare il male, non esitano ad assumere ruoli che la società esita prima di mettere in discussione. Se una madre uccide il figlio, la gente ci mette un po’ a scartare tutte le altre ipotesi, anche se abbastanza inverosimili dall’inizio. (Vedi il caso di Cogne).

Molti dei romanzi di Ketchum non si occupano di creature soprannaturali. Potrebbero essere dei noir a tinte fortissime, come quelli del primo Ellroy o dell’ormai dimenticato Andrew Wachss. Invece li mettiamo convinti nel settore horror, perché bisogna confinarli in un ambiente preciso i mostri terribili che ci sono dentro, una zona a cui non avvicinarsi, se non con la consapevolezza che lì, chi vi andrà, troverà roba proprio forte.

Quelli del povero Jack erano tutti demoni veri. Infatti lui prendeva sempre le idee da fatti di cronaca. La madre terribile di La ragazza della porta accanto, è esistita sul serio. Quella vicenda è accaduta. E anche la famiglia di predoni immondi di Offspring c’è realmente stata. Non in tempi recenti, certo. Sawney Bean e i suoi immondi parenti vissero in Scozia nel 1400. Ma non fa nulla. Quante volte veniamo a sapere di famiglie americane isolate dalla civiltà, armate e pronte a uccidere chiunque si avvicini? La vicenda da cui prende spunto Ketchum, è la base di partenza del bellissimo racconto di Lovecraft I ratti nei muri. E in qualche modo ha contribuito (come Ed Gein) alla creazione della famiglia di Non aprite quella porta (Faccia di pelle e i suoi fratelli fanno Sawyer e non Sawney, ma insomma).

Questo però è il punto per capire Ketchum. I suoi uomini sono esseri tremendi, tutti quelli di cui vi parla. E sono veri. Tutto è reale. La vita è ancora più terribile di quanto possiate immaginare. Lui ci prende per mano e ci porta negli abissi criminali che i giornali avevano sbattuto con il loro cianciame sensazionalistico sui nostri piatti senza arrestare il nostro appetito serale. Ketchum invece riesce a levarci l’entusiasmo di vivere. Dovrei parlare al passato perché, se non lo sapete, è morto l’anno scorso. Una gran perdita. Chi lo scrive non lo dice tanto per dire; si sentiva che Jack era ancora in forma e che avrebbe tirato fuori qualche altro gran bel libro, prima di mettersi seduto sulla propria reputazione. In Italia lo stavamo scoprendo da poco tempo prima. Adesso, con i parenti che non si mettono d’accordo sull’eredità, è difficile per gli editori comprare i diritti sui romanzi ancora inediti.

La Cut-up, con intercessione di Manzetti di Indipendent Legions, è riuscita a pubblicare Offspring. muovendosi per fortuna prima della scomparsa del suo autore. Il traduttore è Paolo Di Orazio, grande scrittore horror che impreziosisce l’edizione (curata come sempre dall’entusiasta Stefano Fantelli), con delle illustrazioni che rendono perfettamente l’atmosfera plumbea e dolorosa della storia.

Il libro di Ketchum ha il consueto stile robusto ma essenziale. Le parole che usa sono quelle, non può usarne altre. E fanno male. Sempre. Nonostante la bestialità e la follia che spingono la Donna e la sua prole di figli rapiti e allevati nella tortura e il sangue, a massacrare e cibarsi dei vivi, c’è una sorta di dignità in loro.  I cosiddetti normali che, con i propri casini economici, i divorzi, l’incomunicabilità e le nevrosi finiscono per diventare cibo sono assai più deprimenti. E Steven, come poi l’altro tremendo padre di famiglia che sequestrerà La donna in The Woman, terzo e ultimo capitolo della saga, raggiungono livelli di abiezione ben peggiori perché non si limitano a fare il male per il bisogno di sostentamento o guidati da una necessità rituale che risponde al bisogno di una contorta ma genuina teologia. I normali ammazzano e divorano tenendo ben salda una maschera di rispettabilità che nessuno riesce a strappargli via. Nessuno che non usi denti di latta o grossi coltelli d’osso (umano). Questo contrasto è ben presente anche nell’esordio letterario di Richard Laymon, (lo stesso anno di Ketchum) con La casa della bestia. Anche lì ci sono le creature orripilanti ma i veri mostri  hanno un aspetto normalissimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *